Partendo dallo spunto del rientro di Handanovic ...

PARTENDO DALLO SPUNTO DEL RIENTRO DI HANDANOVIC CHE PER CONTINUITA’ DI PRESENZE E DI RENDIMENTO LASCIA SEMPRE POCO SPAZIO AI SUOI “DODICESIMI”  RITORNA D’ATTUALITA’ IL “C’ERA UNA VOLTA IL PORTIERE DI RISERVA... “

Se andiamo a scovare nei giornali sportivi di quarant’anni fa, le formazioni titolari delle squadre di serie A partivano sempre, dico sempre, con il solito cognome.
Seguivano, il più delle volte tra parentesi, le panchine, con il primo nome ad indicare il portiere di riserva.
 Ai tempi, in tante squadre, neanche i tifosi più accaniti sapevano chi era l’altro portiere, era quasi impossibile vederlo in campo, né in campionato né in coppa.
Poteva sorprendere trovare la maglia N 12 in campo, succedeva unicamente se il titolare “incappava” in un infortunio grave, oppure in caso di espulsione, possibilità più attuale a causa delle modifiche di regolamento ai giorni nostri, ma ipotesi molto remota all’epoca.

Questi i dati a conferma di tutto ciò, con il numero più alto di panchine dei portieri:
– Raffaele Di Fusco con 360 presenze tra il 1978-79 ed il 1997-98 (Napoli e Torino)
– Luciano Bodini con 339 tra il 1971-72 ed il 1990-91 (Atalanta, Juventus, Verona, Inter)
– Renato Copparoni con 335 tra il 1971-72 e il 1987-88 (Cagliari, Torino, Verona)
– Giulio Nuciari con 333 tra il 1983-84 e 1994-95 (Milan e Sampdoria).
Seguono poi Padelli con 329, Ballotta con 280, Storari 243, Nevio Favaro con 234, Rampulla e Malgioglio con 229, Orsi 220, Pinato 204.

Ma i tempi sono cambiati e spesso per scelte tecniche i portieri hanno piu’spazio, perciò potrebbe essere piu’ giusto parlare non più di primo portiere e secondo portiere ma di chi al momento sta giocando e chi no.

La prima squadra fu il Milan di un innovatore come Sacchi che negli anni ‘90 a propose un dualismo tra portieri.
Mister Sacchi decise di schierare il compianto Andrea Pazzagli in campionato, mentre Giovanni Galli in Coppa dei Campioni.
La Scelta del Mister era dettata da specifiche esigenze tecniche, all’inizio degli anni ’90 non comprensibili a tutti gli addetti ai lavori.

Una di queste era, per esempio, la capacità di far partire l’azione da dietro, quindi giocare bene con i piedi. La seconda, quella di leggere bene le situazioni tattiche di squadre che giocavano con una linea difensiva molto alta e quindi, il saper uscire dall’area di rigore, con un perfetto tempismo.
Non per niente, a Sacchi piaceva tantissimo Luca Bucci, ora preparatore dei portieri del Bologna FC. Luca rappresentava, a mio giudizio, il prototipo del portiere moderno, già negli anni ‘90.

Il ruolo del portiere si stava evolvendo, non era più visto solo come ultimo baluardo a difesa della porta, ma si iniziava ad analizzare le prestazioni dello stesso, anche dal punto di vista della difesa dello spazio e nella fase offensiva di una squadra. Fabio Capello, ai tempi del Milan, preferì Sebastiano Rossi a Francesco Antonioli, per tutti questi motivi, a suo giudizio, anche il rinvio di Rossi era un’arma da sfruttare per gli attaccanti rossoneri.
Era l’8 aprile del 1998, San Siro, finale di andata Coppa Italia; memorabile l’assist del portiere rossonero su rinvio, con palla in mano a George Weah al 90’, nell’andata della finale di Coppa Italia, fu 1 a 0.

Negli ultimi 15 - 20 anni, si sentirà sempre più parlare di portiere moderno, portiere che inizia ad essere parte integrante del modulo tattico di una squadra. Non si parlerà più di 4-4-2, 4-3-3, 3-5-2, 4-2-3-1 ma di 1-4-4-2, 1-4-3-3, 1-3-5-2, 1-4-2-3-1.

L’evolversi del mondo calcio va alla velocità della luce, le partite per una squadra aumentano sempre di più, si parla di 50-60 partite a stagione. Sono molte le settimane dove si gioca domenica - mercoledì - domenica.

Anche in orbita portiere, diventano sempre più fondamentali la pianificazione e l’organizzazione del lavoro dello staff, nello specifico, del preparatore dei portieri.
E’ importante curare l’aspetto tecnico e tattico (integrato con il resto della squadra) con massima attenzione alla preparazione fisica - atletica. Tutto  il gruppo portieri deve stare bene, non esiste più un primo, un secondo o un terzo portiere.
 
Le motivazioni più attuali della mia affermazione sono da collegarsi sia al momento storico che stiamo affrontando (il Covid può estromettere un giocatore anche all’ultimo secondo), sia alle scelte tecniche di un allenatore.
In merito alle scelte tecniche, sono diverse le squadre in Serie A che propongono un dualismo tra ottimi portieri. Vedi Atalanta con Gollini - Sportiello, vedi Napoli con Meret - Ospina, senza dimenticare Lazio e Roma.
A mio giudizio, non c’è una cosa giusta o sbagliata, ogni realtà avrà le sue ovvie e giuste  ragioni per farlo.
Pensate piuttosto a come sia diventato importante far allenare al massimo tutti i nostri portieri. Ne sanno qualcosa Luca Bucci a Bologna con le 21 presenze di Skorupski, le 6 di Da Costa e 1 di Ravaglia. Walter Bressan prima e Alessio Scarpi ora, nel Genoa, con Perin 24, Marchetti 3, Paleari 1. A La Spezia, mister Angelo Porracchio, con il Re di Coppa Italia Krapikas e in campionato con le 22 presenze di Provedel, le 5 di Zoet e le 2 di Rafael.


Articolo di Matteo Della Bartolomea
Preparatore dei portieri 1^ squadra Us Massese

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