IN GIRO PER L’ITALIA ......

ADRIANO BONAIUTI ALLENATORE DEI PORTIERI DELL'INTER CAMPIONE D'ITALIA 2020-21.

Adriano Bonaiuti è nato a Roma il 7 maggio del 1967. Cominciò la sua carriera da portiere nel settore giovanile dell’Artiglio per poi passare al settore giovanile del Cesena. Esordì nei professionisti con la Sambenedettese, poi Verona, Juventus con cui vince Coppa Uefa e Coppa Italia (nella stagione 1989-1990), Padova, Palermo, Cosenza, di nuovo Palermo, Trapani, Pescara e Udinese. A Udine nel 2004, mentre giocava ancora, iniziò il suo percorso da preparatore dei portieri, che successivamente lo ha portato a Roma, poi di nuovo Udinese e dal 2013 è all’Inter con cui ha appena vinto lo Scudetto stagione 2020-2021.   


Mister raccontaci questa grande cavalcata:
È stato un bellissimo percorso. Non ti nego che inizialmente sia stata dura, solo dieci giorni di ritiro dove logicamente eravamo un pochino stanchi e macchinosi. Poi piano piano, settimana dopo settimana è stato tutto un crescendo, dalla condizione, al gioco espresso, ai risultati. Nel periodo in cui siamo usciti immeritatamente dalla Champions League eravamo in ottima condizione e lo abbiamo dimostrato in campionato con i risultati negli scontri diretti. È e rimarrà un’annata indimenticabile e allo stesso tempo particolare, particolare per la presenza fastidiosa di questa maledetta pandemia che ad un certo punto della stagione ha colpito anche noi. A farne le spese, oltre a diversi componenti della rosa e della Società Inter, sia io, sia Samir Handanovic; in questa fase ci abbiamo messo un po' a ritornare noi stessi, ci sentivamo sempre stanchi e appesantiti. Proprio per questo motivo, Samir è stato molto bravo a venirne fuori al più presto, lo ha dimostrato fin da subito durante la settimana di lavoro e soprattutto in gara con i compagni, da vero capitano com’è.

Com’è il tuo rapporto con Mister Antonio Conte?
Antonio è una persona eccezionale. Rappresenta il prototipo del lavoratore perfetto, lineare, sempre sul pezzo, per tutti questi motivi siamo andati ed andiamo d’accordissimo. È stata una fortuna per noi avere Antonio Conte perché è un vincente che non lascia mai nulla al caso, per lui tutto è possibile ma bisogna lavorare tanto per arrivarci. Lo abbiamo fatto tutti insieme, Società, gruppo squadra, Staff e tifosi ...ed eccoci qui a festeggiare un qualcosa di tanto incredibile quanto meritato!


Quest’anno hai potuto contare anche su un collaboratore come Paolo Castelli. Raccontaci le tue sensazioni in merito e se sei favorevole nell’avere una figura che collabori direttamente con il preparatore dei portieri:
È stata veramente una bella esperienza perché avendo sempre fatto le cose da solo, Paolo ha rappresentato per me una grandissima evoluzione. In due si riesce a dividere esercizi e situazioni che da solo non potresti mai fare, si riesce a creare un qualcosa di vicinissimo alla gara e la cosa ancor più importante è che Paolo essendo un validissimo collaboratore, mi aiuta nella visione a 360°. Ha dimostrato di essere un grande professionista, con lo spirito che piace a me, quello di lavorare sempre al massimo delle proprie potenzialità. Mi trovo decisamente favorevole e convinto nella figura del collaboratore al preparatore dei portieri.


Mister il tuo rapporto con Samir Handanovic va aldilà del rapporto preparatore dei portieri e portiere, come ebbe inizio il tutto?
Ci siamo incontrati ad Udine quando Samir aveva 22 anni; il gruppo portieri dell’Udinese ai tempi era così composto: Morgan De Sanctis, Samir Handanovic e dal sottoscritto.  Ad un certo punto della stagione, infatti, venni scritturato nel doppio ruolo a causa di un infortunio di Morgan. Da lì ebbe inizio il nostro grandissimo rapporto, come lo hai definito tu, un rapporto che ad un certo punto si è dovuto interrompere per qualche stagione solo dal punto di vista professionale, per poi ritrovarsi anni dopo, quando Samir mi ha voluto con sé a Milano. Questa è stata la dimostrazione, di una simbiosi indissolubile che va avanti da tempo, di cui ne sono fiero e orgoglioso.


Handanovic è diventato pedina fondamentale e insostituibile dello scacchiere dell’Inter, uno degli artefici di questo meritato Scudetto. Dove pensi sia maggiormente migliorato rispetto al primo Samir che allenavi ad Udine?
Samir è un’atleta a 360°! Qualsiasi tipo di sport gli fai praticare, te lo trovi la davanti a primeggiare, è incredibile sia per la sua fisicità sia per le sue svariate caratteristiche. È prima di tutto una persona molto autocritica e questo, commisurato alla sua determinazione, gli ha permesso di acquisire un’esperienza ed un processo di maturazione notevole. Per tutti questi motivi a mio giudizio, rispecchia il canone del portiere “completo”. Normale che tra i vari processi di maturazione che ha avuto, ha influito radicalmente anche il tener conto delle esigenze dei propri allenatori e più generalmente di come è cambiato il calcio. Dal punto di vista podalico, ad esempio, Samir è cresciuto tantissimo, ma ripeto: “la mia richiesta è molto facile con uno come lui”!

E tu Mister, dove ti senti particolarmente cresciuto, da quell’Adriano Bonaiuti preparatore dei portieri dell’Udinese Calcio a quello scudettato con la maglia dell’Inter?
Normale che le cose si siano “evolute” anche per noi preparatori dei portieri. Personalmente quando ero quasi alla fine della mia carriera da portiere ho iniziato a studiare me stesso e il ruolo. Ho avuto la grande fortuna di avere tra gli altri allenatori dei portieri come Piero Persico e Alessandro Zampa (vincitori premio APPORT alla carriera rispettivamente 2012 e 2018) che mi hanno insegnato tantissimo. In generale, devo riconoscere che ho cercato di prendere il meglio da ogni preparatore che ho avuto. E ora eccomi qui...  

Descrivici il resto del gruppo portieri:
Il resto del gruppo portieri è composto da Daniele Padelli e Ionut Andrei Radu. Daniele è un grandissimo professionista, si allena con la massima intensità e si merita questo meritato traguardo per come ha contribuito ad alzare l’asticella. Ionut è un portiere di 23 anni, con grandissime qualità, coraggio e forza su tutte, deve solo giocare con continuità e dimostrerà a tutti il suo vero valore.


In merito proprio all’aspetto podalico, quanto e quando proponi esercizi con questo tema al tuo gruppo portieri?
Già dagli anni di Mazzarri, abbiamo dedicato tempo a svariati esercizi che hanno a tema l’aspetto podalico. Normale che più passano gli anni, più è diventato importante concentrarsi su questo tipo di lavoro anche se sono convinto che per sviluppare al meglio il tutto, servirebbero sempre i giocatori di movimento e questo non è sempre possibile.  Almeno due volte alla settimana, faccio lavorare il gruppo portieri nelle esercitazioni con i piedi, con l’utilizzo di sagome e deviatori di flusso (facile che possa essere anche nelle attivazioni).


Mister, come gestisci il lavoro settimanale del portiere quando giocate il mercoledì?
In questi casi, avendo poco tempo a disposizione, non è facilissimo. Normale che qualcosa vada sempre fatto perché sennò le energie fisiche e nervose vengono a mancare. Il resto del gruppo che non ha giocato magari può fare qualcosa di più.


E come sviluppi la forza?
Lavoro molto a corpo libero, utilizzando ad esempio i balzi per il gruppo portieri. Di solito ho un programma pianificato ed organizzato per il mese (in modo da tener conto anche delle partite in mezzo alla settimana), nella normalità degli impegni tendo a fare tre settimane di carico con l’ultima settimana di lavoro dinamico. Faccio utilizzare ai portieri la palestra per la parte alta e per la prevenzione, aspetto molto importante del mio lavoro.


Se dovessi scegliere un portiere, da cosa partiresti?
La prima cosa che guardo è la fisicità del portiere. Per me ha molta importanza “il motore” del portiere, da lì si può poi plasmare e affinare il resto, utilizzando l’esperienza e il duro lavoro su campo.


Cosa hanno in più i portieri stranieri rispetto ai nostri?
Tornando a quello che ti ho appena accennato, ti risponderei una fisicità eccelsa, accompagnata da ottime doti nel gioco podalico. Il gioco con i piedi del portiere rappresenta il frutto di una cultura calcistica che ha concesso qualche errore in più nella fase di crescita, ma che ora viene ripagata con la presenza costante del portiere in fase di costruzione. A livello generale, comunque, i portieri stranieri stanno continuando a crescere tantissimo.


Dacci il tuo punto di vista sui settori giovanili italiani nello specifico dell’area portieri:
In merito all’Area portieri, la mossa che le Società devono compiere, per migliorare a livello di settore giovanile è individuare il profilo giusto nella figura del coordinatore dell’Area portieri. Questo perché, finché non ci saranno figure definite, si correrà il rischio di fare confusione. Serve assolutamente un programma definito ed organizzato che porti in primis la crescita degli stessi preparatori e soprattutto la condivisione degli obbiettivi. Da lì, ogni preparatore dei portieri, effettuerà il proprio lavoro a suo modo, tenendo presente però le linee guida condivise da tutta l’Area. Questo permetterà ai portieri, anno dopo anno, di passare da categoria in categoria, trovando la solita metodologia di lavoro, la definirei la giusta catena di lavoro.

Hai avuto una carriera importante, ci sono stati momenti di debolezza dove hai rischiato di abbandonare il calcio?
Da giocatore ho avuto qualche momento di debolezza, mi è capitato di rimanere fermo in attesa di qualche chiamata. Ricordo un grande rammarico, uno spirito quasi d’ingiustizia ma ancor più forte la voglia di rimboccarsi le maniche, continuare a lavorare duramente per riprendermi quello che era il mio mondo. Penso che questa determinazione mi abbia contraddistinto per arrivare fino qui.

Mister descrivici il vostro riscaldamento prepartita e la riattivazione di Handanovic a fine primo tempo:
Il riscaldamento prepartita è un aspetto personale del portiere, ogni portiere ha, a mio giudizio, il suo rito e le proprie esigenze. Noi preparatori, dobbiamo essere bravi nell’assecondare il nostro portiere, tenendo conto che il riscaldamento è il riassunto del nostro lavoro insieme. A riguardo della riattivazione di fine primo tempo, serve soprattutto dal punto di vista mentale e psicologico del portiere, in modo che rientri subito pronto in partita. Condivido questo aspetto con il mio gruppo portieri, perché come già detto in merito al riscaldamento, è facoltà del portiere che ritorna in campo decidere.


Come ha reagito il portierone nero-azzurro alle critiche dell’ultimo periodo?
Samir non legge giornali e non è tipo da farsi influenzare dai giudizi dei media. In merito al periodo a cui ti riferisci, penso sia stato sfortunato, forse l’unico errore può averlo commesso a La Spezia.  Mi sembra giusto ricordare i punti che ha portato anche in questo campionato con i suoi interventi, soprattutto negli scontri diretti, contribuendo alla grande alla conquista di questo meritato traguardo.


Da anni Samir è diventato quasi imbattibile dagli undici metri, quali sono i vostri segreti in merito all’analisi e allo studio degli avversari?
Abbiamo fin da subito tutte le immagini, sia nostre, sia degli avversari. In merito alle nostre, ne discutiamo insieme il martedì, ma come già detto in precedenza, ho la fortuna di collaborare con una persona molto autocritica e sempre sul pezzo, quindi, basta pochissimo per capirci. In merito agli avversari e nello specifico alle punizioni e ai rigori, guardiamo tutti i tiratori e le curve di tiro di ognuno. Fidatevi che Samir non perde un colpo, quando si parla di calcio è sempre aggiornato su qualsiasi cosa.


Intervista di Matteo Della Bartolomea, preparatore dei portieri 1^ squadra Us Massese 1919 in collaborazione con il Presidente APPORT Claudio Rapacioli

 

Intervista realizzata da MATTEO DELLA BARTOLOMEA

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