GIUSEPPE MAMMOLITI - ALLENATORE PORTIERI 1^ SQUADRA JUVENTUS WOMEN E RESPONSABILE AREA PORTIERI FEMMINILE

Mister grazie per aver accettato l’invito di Apport nella nostra sala virtuale:
Grazie a te Matteo e un ringraziamento speciale ad Apport per lo spazio riservatomi.

Quando hai capito che avresti voluto diventare un preparatore dei portieri?
Sicuramente non nell’immediato. Ero un portiere dilettante che aveva una grande passione per il ruolo, con trascorsi in campionati di Eccellenza e Serie D. Sicuramente la svolta ci fu quando ho iniziato il mio percorso di studi in Scienze Motorie, da lì la voglia di dedicarmi all’allenamento e nello specifico nell’allenare i portieri di calcio. Tutto ebbe inizio nel 2010, con le esperienze suddivise tra gli Allievi e i Pulcini del Aygrevilles e la squadra di Serie B femminile del Violette Quart, non avrei mai pensato che questo potesse diventare il mio lavoro,  mi ritengo molto fortunato.

Giuseppe raccontaci il tuo passaggio dal calcio maschile al calcio femminile:
A dir la verità, non c’è stato un passaggio vero e proprio, perché fin da subito ho collaborato con entrambi i settori. Normale che se ho scelto di continuare con il calcio femminile è perché sono sempre stato “affascinato” e deciso da questo mondo.

Avendo lavorato in entrambi gli ambiti, sia maschile che femminile, quali caratteristiche suggeriresti di “copiare” l’uno dall’altro?
Non amo il termine copiare, parlerei piuttosto di prendere spunto uno dall’altro. Innanzitutto, bisogna capire le differenze sostanziali tra uomo e donna, queste vanno oltre al ruolo del portiere. Approcciarsi al calcio femminile con il solito “format” del calcio maschile è per me del tutto errato. Ritengo fondamentale, per un preparatore dei portieri o qualsiasi altra figura tecnica, di tener conto delle differenze che ci possono essere in ambito maschile e femminile, nello specifico degli aspetti antropometrici, condizionali e psicologici. Per rispondere alla tua domanda ti direi che, le ragazze nel mondo dello sport sono molto esigenti e determinate, ma a differenza dei ragazzi, sono anche più emotive e vulnerabili. Tanto del nostro lavoro può passare anche nel trovare la “miscela giusta” tra questi importanti fattori.

Cosa ti ha spinto a scrivere un libro sul ruolo del portiere nel calcio femminile?
Nel 2017, quando concretamente mi affacciai al 100% nel calcio femminile, cercai nella letteratura qualcosa che trattasse di ragazze che indossavano i guanti da portiere. Non c’era nulla in merito, né in Italia, né all’estero. La mia idea, concretizzatasi con il libro, era di dare la possibilità a tutti gli altri preparatori di avere uno spunto che potesse aiutare ad iniziare il mio stesso percorso, così da facilitare l’inserimento delle figure tecniche che passano dal mondo maschile a quello femminile. Ritengo di fondamentale importanza, per il progresso del movimento del calcio femminile, l’incremento delle figure professionali non solo come preparatori dei portieri ma anche come preparatori atletici e nutrizionisti che scelgono il movimento femminile per vocazione e non come ripiego per un mancato collocamento in quello maschile.

Si sente parlare di Mondo e Mentalità Juventus, raccontaci la tua esperienza in questa gloriosa Società e come siete strutturati in merito al ruolo portiere, dalla metodologia allo scout:
Fin dal primo giorno che si indossano questi colori si capisce la serietà che regna nell’ambiente bianconero e come tutto sia organizzato e pianificato al meglio. In merito al ruolo, le linee guida sono uniche. Vengono organizzate di volta in volta non solo riunioni tecniche con Claudio Filippi, preparatore dei portieri della prima squadra maschile e responsabile dell'Area portieri maschile, ma anche con il resto dell’Area portieri del calcio femminile da me coordinata. Quindi, se dal punto di vista campo abbiamo noi la responsabilità del tutto, in merito al discorso scout è la ben organizzata dirigenza juventina ad occuparsene.
 
Descrivi il tuo gruppo portieri:
Il mio gruppo portieri è composto da Laura Giuliani, Doris Bacic e Valentina Soggiu. Devo ringraziare tutte loro, per come lavorano ogni giorno, per come mi seguono e per come hanno sposato appieno il mondo Juventus, è davvero un piacere per me essere il loro preparatore dei portieri. Con Laura, anche portiere della Nazionale Italiana, lavoriamo assieme da quattro

anni, con Doris da tre, sono veramente due atlete splendide. Valentina è la più piccola, l’ho praticamente trovata qui, ha chiuso il suo percorso con le giovanili e ora sta facendo il salto nel calcio delle grandi. Penso sia un profilo di lato livello, starà a lei dimostrare ciò che vale. In merito sono fiducioso.

Come gestisci le pause delle Nazionali?
Mi piace avere un confronto diretto con chi rimane ad allenarsi per capire di cosa hanno più bisogno. Lo scopo è nell’approfittare delle pause per colmare qualche lacuna tecnica o tattica che per altre priorità legate alla squadra, abbiamo tralasciato.  A questo punto si darà la massima attenzione e il giusto tempo a quel lavoro specifico. Se non ho nessuna delle tre ragazze, mi focalizzo sulla filiera delle giovani portiere, andando direttamente sui campi a vedere il lavoro degli altri preparatori dei portieri.

Mister 18 partite e 18 vittorie, miglior attacco (61 goal fatti) e miglior difesa, con sole 9 reti subite. Quali sono i vostri reali obbiettivi?
Purtroppo, abbiamo appena subito l’eliminazione dalla Coppa Italia per merito della Roma, giusto rispettare l’esito amaro del campo. A gennaio, abbiamo già raggiunto un traguardo importante come la vittoria della Supercoppa Italiana contro la Fiorentina a Chiavari.  Ora siamo concentrati al massimo sull’obbiettivo del quarto scudetto consecutivo, impresa che ai nastri di partenza sembrava ardua vista l’agguerrita concorrenza che si sta creando ogni anno sempre di più. I numeri parlano chiaro, sono lo specchio perfetto del grande lavoro che stiamo facendo tutti insieme, in primis delle ragazze. Siamo pronti a confermarci sul panorama italiano con la consapevolezza che servirà ancora un grande sforzo e che non abbiamo ancora fatto nulla. Pensiamo e prepariamo una partita alla volta, vi assicuro che ora la nostra concentrazione è tutta sulla partita di domenica contro la Florentia.

Pensi che ci sia ancora una grande differenza a livello di club, tra il calcio femminile italiano e quello dei più grandi club europei?
Il gap a mio giudizio è ancora ampio da colmare. Ci sono campionati in Europa come Spagna, Germania, Francia, Inghilterra che per introiti economici, bacini d’utenza e qualità delle giocatrici, sottolineano la loro supremazia nel Continente rispetto a quello che oggi è il nostro campionato. In Italia, negli ultimi anni, ci siamo trovati di fronte ad una vera e propria svolta, sia sportiva che culturale, ma la strada da percorrere è ancora lunga per imporsi a livello europeo.


Mister, dopo i trionfi ottenuti dalla Juventus Women negli ultimi anni, stracciando diversi record, non ti fa strano che Rita Guarino e di conseguenza tutto il vostro Staff, non abbiano mai ricevuto il premio della panchina d’oro per il calcio femminile?
 Penso che il giudizio espresso da tutti gli allenatori sia insindacabile, quindi proprio perché viene dai colleghi esso vada rispettato in ogni suo aspetto e in ogni sua forma. Reputo molto più importante per un allenatore e il suo staff, vincere una competizione su campo, insieme alle proprie giocatrici.  Il calcio è e rimane uno sport di squadra.  

Da valdostano, ti sappiamo molto impegnato anche per la salvaguardia dell’ambiente e dei ghiacciai, vuoi raccontarci qualcosa in merito?
Decisamente! È mia ferma intenzione continuare a sensibilizzare le persone, gli enti, i comuni alla salvaguardia dei propri ambienti. In merito alla mia regione, è normale che la nostra attenzione vada posta ai ghiacciai. Ho avuto l’enorme privilegio di crescere in mezzo a panorami mozzafiato e incontaminati, vorrei che i miei figli e le generazioni future possano beneficiare della mia stessa fortuna. Appena passerà questo brutto periodo, cercheremo di organizzare dei progetti anche nel resto delle nostre splendide regioni italiane.


E pensando al tuo futuro calcistico?
Ad ora non posso chiedere di meglio, il calcio femminile è il mio mondo. Nella Juventus mi trovo molto bene e ho a disposizione la qualsiasi per lavorare al meglio. Il calcio femminile è l’ambiente perfetto per poter dare tanto e nello stesso tempo ricevere tantissimo.

Mister, grazie di averci raccontato a 360° il Giuseppe Mammoliti uomo e preparatore dei portieri della Juventus Women.

 

Intervista realizzata da MATTEO DELLA BARTOLOMEA

APPORT - Associazione Italiana Preparatori Portieri di Calcio
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