LEO SCIARRONE - ALLENATORE PORTIERI UNIME MESSINA - CAMPIONATO FEMMINILE A 11 ECCELLENZA SICILIA


Come hai conosciuto Apport e da quanto tempo sei socio
Fin da giovane e soprattutto da quando il calcio giocato ha dovuto lasciare il posto alle attività lavorative ho voluto ampliare la mia conoscenza del ruolo del portiere, da autodidatta, dedicandomi alla ricerca e allo studio di letteratura di settore, attingendo da fonti professionistiche ecc. Durante questi studi ho scoperto in rete o in pubblicazioni cartacee l’associazione APPORT. Ho subito percepito l’ottimo livello della struttura e dal 2006 sono socio. Mi piace ricordare qui il caro Enio Quintavalle, con cui ho anche avuto l’onore di intrattenere alcune conversazioni telefoniche, riflettendo che ogni compagine è formata da persone ed è il valore di queste che la nobilita o meno, mai il contrario.


Raccontaci la tua carriera da atleta
Dopo gli anni di settore giovanile ho giocato a livello dilettantistico in categorie inferiori, fino a quando, come accennato, non sono intervenute esigenze lavorative e contingentali. In giovane età ho praticato ampiamente anche altri sport, come il karate e il nuoto. Come avrei scoperto in seguito da allenatore, l’esercizio di diverse discipline insieme alla maggiore dinamicità dei ragazzi di un tempo rispetto ad oggi mi ha molto arricchito sotto l’aspetto motorio. Me ne giovo adesso anche come testimonianza pratica verso i miei allievi adolescenti.


Raccontaci la tua carriera da allenatore, quando hai conseguito l’abilitazione ad allenare
Mi proposero diversi anni fa di allenare in una società con Scuola calcio e Settore giovanile e mi resi conto che, forse, il sogno della mia vita si stava avverando. Presi però subito coscienza, grazie soprattutto alla letteratura di settore investigata, che la sola passione non sarebbe stata sufficiente; erano fondamentali solide competenze, aggiornamento continuo e fattivo confronto con veri esperti di settore: troppo preziosa è la formazione psicofisica di un giovane a fronte del danno possibile. Ho poi frequentato il corso CONI-FIGC nel 2014, sono allenatore UEFA B dal 2015 e abilitato allenatore dei portieri dilettanti e Settore giovanile FIGC nel 2019. Prima e dopo, studi e aggiornamento: letteratura, partecipazione a convegni di settore ecc.
Dal 2012 la mia attività è focalizzata sui portieri di Scuola calcio e Settore giovanile, tutte le categorie. Nel 2019, oltre a formare i giovani ho allenato anche i portieri in prima squadra – categoria Promozione. Nella stagione attuale, Scuola calcio, SGS e prime squadre maschile (campionato 2^ categoria sospeso per emergenza Covid) e femminile (campionato Eccellenza).
Vorrei sottolineare in particolare gli ultimi due anni, nei quali ho potuto, in diversa forma, ampliare bagaglio tecnico e conoscenza dell’atleta.
L’esperienza della stagione 2019/20 in una squadra di Promozione allestita per la scalata fino alla serie D a breve-medio termine mi ha visto accanto ad allenatori di blasone (succedutisi durante la stagione) coi quali si è subito instaurata un’ottima intesa e un serio rapporto professionale: con tali premesse il mio guadagno culturale su tattiche di squadra, diversità metodologiche dei mister, gestione atleti eterogenei per curriculum, ambizioni ed età è stato normale conseguenza. Purtroppo la sospensione del campionato, a qualche giornata dal termine, disperdeva sogni e progetti.
Quest’anno, cimento diverso in un’altra società: allenare un portiere appena diciottenne, di alta qualità, meritevole già adesso di palcoscenici al limite del professionismo ma per cause varie tesserato in 2^ categoria (!) con campionato sospeso dopo la seconda giornata (!) e costruire i portieri della squadra femminile.
La stagione con tutti loro è stata e continua ad essere molto stimolante: il primo ha rivelato una predisposizione al lavoro e una cultura del sacrificio difficilmente riscontrabili oggi in giovani appena maggiorenni – un trascinatore anche per le colleghe aiutandomi non poco. Le ragazze hanno confermato appieno le dinamiche che conoscevo, fino alla scorsa estate, solo in teoria: dal primo istante le ho viste desiderose di apprendere e migliorarsi, diligenti e determinate, responsabili e fragili allo stesso tempo. Empatizzare con tutti è stato facile: anche qui le persone prima degli atleti.


Quanto sei coinvolto nello staff?
Appartengo alla schiera dei colleghi fortunati molto coinvolti all’interno della squadra tecnica, sia a livello di settore giovanile sia di prima squadra.
Nelle prime squadre tutti gli allenatori hanno riposto fiducia sul mio lavoro e ciò ha contribuito di certo a una proficua operatività. Dal mio canto, fin dal primo incontro mi informo sul loro modus operandi e gli partecipo il mio, chiedo il loro punto di vista sui principali aspetti tattici nei quali è coinvolto l’estremo difensore – ad esempio il livello di spregiudicatezza richiesto sulle costruzioni offensive dal basso – affinché, nelle sedute, possa inserire proposte che rendano l’atleta il più possibile integrato nelle strategie di squadra. Ovviamente, se del caso, esprimo eventuali mie perplessità su alcune scelte ma invero, finora, ho collaborato con tecnici aperti al costruttivo confronto. Aggiungo, e non è di certo scontato nel nostro sport, di essere stato sempre fortemente coinvolto nella scelta del titolare: onere che ho cercato di espletare nella maniera più professionale possibile. L’onore invece va ai ragazzi.


Raccontaci la tua settimana tipo
La settimana tipo della stagione attuale, con i campionati maschili sospesi definitivamente e con quello di Eccellenza femminile attivato solo ad inizio aprile non ha ricalcato il mio standard. Ho però colto l’occasione, dati i lunghi periodi di incertezza o chiusura, per amplificare i volumi di lavoro sulla tecnica, soprattutto con le ragazze, proponendo nel contempo diverse esercitazioni situazionali, giochi a tema ecc. per non frustrare ulteriormente l’aspetto competitivo. La porzione condizionale invece è stata via via somministrata per mantenere un accettabile livello di forma tra un lockdown e un altro.
In tempi di ordinaria operatività, invece, la mia settimana tipo - con partita di domenica e cinque sedute, come la scorsa annata - prevede:
-    il martedì, riunione tecnica col gruppo portieri ed analisi della gara precedente; lavoro condizionale sulla forza veloce adeguatamente ripartito nelle tre componenti e con inserimento di gesto tecnico; eventuale lavoro con la squadra;
-    il mercoledì, lavoro condizionale sulla forza degli arti superiori; lavoro tecnico per gestione e trasmissione podalica e manuale; lavoro tecnico per uscite basse; lavoro situazionale (eventualmente focalizzato sulle scelte meno efficaci della partita precedente); lavoro con la squadra.
-    il giovedì lavoro tecnico e situazionale su rilanci e palle alte; partita amichevole;
-    il venerdì lavoro condizionale sulla velocità (proposte varie sulla reazione, sugli stimoli percettivi, sull’anticipazione ecc.) e con inserimento di gesto tecnico; lavoro semi-situazionale/situazionale previsto dal microciclo o ritenuto necessario; situazioni su calci piazzati; lavoro con la squadra.
-    il sabato lavoro condizionale sulla velocità e rifinitura con la squadra.
Diverse proposte prevedono il coinvolgimento di più portieri in simultanea, anche con funzione di assistente allenatore e libertà di scelta sulle soluzioni tecniche e motorie da adottare: ciò a mio avviso favorisce la responsabilizzazione e la capacità di scelta.
Nel corso della stagione esercitazioni con medesime finalità le propongo in forma sempre diversa e, sovente, con la componente ludico-competitiva per meglio coinvolgere le emozioni dell’atleta e rendere l’ambiente di lavoro più stimolante possibile.
Registro tutte le mie proposte, i carichi di lavoro, le schede degli atleti, le analisi video ecc. con un avanzato software specifico.


Hai modo di studiare gli avversari? In che modo ti approcci alla partita della domenica?
Per quanto possibile osservo i filmati reperibili in rete e annoto i loro principali punti di forza e le soluzioni adottate su palle inattive. Da questa analisi, dai dialoghi con l’allenatore durante la settimana e dalle partite pregresse, nel microciclo settimanale inserisco proposte specifiche per le contromisure. Spiego queste specificità ai miei portieri, per meglio coinvolgerli nel processo di avvicinamento alla gara. Ritengo che ciò funga da rinforzo positivo della loro consapevolezza di potenzialità ed efficacia.
Il giorno della partita è il più silenzioso da parte mia. Lascio sostanzialmente i ragazzi concentrarsi come desiderano per la gara, poi gli incoraggiamenti e i cenni di intesa durante il riscaldamento.
Recupero taccuino e cronometro, inizia la partita, prendo appunti.


Quali sono le caratteristiche di un portiere dilettante che ricerchi?
Di certo un portiere ben formato ed equilibrato nei comparti tecnico, tattico, condizionale e psicologico.
In caso di sbilanciamento verso una o più di queste aree, progetto il lavoro per migliorare le sezioni deficitarie ed esaltare i punti di forza nel rispetto, comunque, della sua espressività: si tratta infatti di un atleta già formato, con una propria fisionomia consolidata.
Mi preme sottolineare che le proprietà antropometriche, in particolare l’altezza, non sono a mio avviso una discriminante di per sé sufficiente: le scelte funzionali alle situazioni di gioco mai identiche, la capacità di anticipazione - l’interpretazione del ruolo, insomma -  sono componenti oggi da riportare alla giusta considerazione. Tanto meglio, è chiaro, se accompagnate da una ragguardevole disponibilità fisica.
Tra l’altro, e forse questa è una provocazione costruttiva, se oggi osserviamo ragazzini italiani di categoria Esordienti effettuare uscite a contrasto e in analoghe situazioni giganti esteri di Champions’ League con assetto di opposizione passiva, probabilmente stiamo distraendoci dai princìpi del ruolo tarpando le ali  - o meglio le mani guantate – a schiere di giovani talentuosi.
Per finire, ma di somma importanza e in una parola, ricerco nell’atleta la professionalità, indipendentemente dalla categoria o dal tempo a disposizione che è possibile impegnare. Do prima me stesso come esempio: diversamente non sarei credibile.


Cosa pensi della regola degli under?
Il tema è molto complesso e ha generato, come sappiamo, diverse correnti di pensiero.
Soffermandomi solo su pochi aspetti dirò che per i portieri, a mio avviso, in generale, non è vantaggiosa. Sovente gli allenatori impiegano un giovane, ancora in pieno processo formativo e magari non pronto alle pressioni della categoria, per disporre di maggiore esperienza tra i giocatori di movimento. Tale scelta penalizza sia il giovane estremo difensore, per i motivi facilmente intuibili, sia il portiere esperto costretto a collocarsi in panchina se non, addirittura, a giocare in categorie inferiori o a smettere del tutto l’attività agonistica.
Con un approccio più etico molti giovani e rispettivi genitori non sarebbero abbacinati: se un giovane ha talento e buona ventura potrà conquistarsi visibilità e professionismo, in difetto dell’uno o dell’altra calcherà altri palcoscenici. E tutto questo indipendentemente dalle norme federali.
In un calcio con meno illusioni tutti gli attori godrebbero di maggiori apprezzamenti.


Raccontaci una tua seduta tipo, magari con qualche proposta da campo
Il palinsesto di una mia sessione prevede:
-    avviamento motorio: spesso con proposte da me definite in relazione all’obiettivo della seduta, talvolta affidate all’autonomia dei portieri, seguite da esercizi di allungamento dinamico e mobilizzazione;
-    transizione: approccio al lavoro condizionale previsto, con gesti tecnici vari, adattamento al terreno ecc.;
-    capacità condizionale: con lavori sempre associati a gesto tecnico;
-    fase situazionale: qui le esercitazioni, seppure indirizzate verso l’obiettivo programmato, introducono variabili lasciate alla libera interpretazione degli atleti, sia quando lavorano da portiere, sia quando interpretano avversari o compagni.
-    lavoro con la squadra o mini-partita: in base all’esigenza del mister vengono impiegati uno o due portieri; chi è libero effettua lavoro differenziato prima dell’avvicendamento;
-    fase finale: compensazioni, allungamento statico, scarico colonna.
Una proposta di lavoro che tende a ricalcare segmenti di situazioni di gara potrebbe essere la seguente, con obiettivo tattico difesa dello spazio e tre atleti a disposizione.
Uno funge da portiere, i due più il mister da attaccanti. Tre sagome vengono opportunamente sistemate poco fuori dall’area di rigore. Il mister, posto centralmente sui 25 metri, scambia con gli attaccanti marcati da due delle sagome e in base ai movimenti di smarcamento effettua un passaggio filtrante: il portiere reagisce di conseguenza con il tipo di uscita più consono. Nel caso di deviazione dopo l’eventuale tiro, tutti possono intervenire per segnare. Il mister può pure decidere di tirare in porta durante la fase di scambio: compito del portiere leggere questa intenzione e adeguare la sua risposta.
Come variante aggiuntiva l’allenatore, sempre durante la fase di scambio, può richiedere, col suo movimento, di essere servito sulla la zona laterale dell’area. Da qui effettua un cross o va al duello col portiere.
In questo genere di esercitazioni chiedo, in caso di bloccaggio palla da parte dell’estremo difensore, una sua successiva trasmissione verso porticine poste a distanza, o meglio verso uno degli colleghi che ora interpreta un compagno di squadra da servire velocemente: viene così visitata anche la fase di transizione positiva.


Cosa vorresti fare per migliorare il movimento dilettantistico e cosa vorresti che faccia APPORT per gli allenatori dei portieri dilettanti?
Credo che il lavoro svolto da APPORT in questi anni sia stato eccellente. Conosciamo tutti le vittorie riportate a livello federale, il valore della letteratura tecnica, degli incontri formativi e delle altre iniziative.
Forse un’idea interessante potrebbe riguardare la promozione di incontri informativi destinati agli allenatori delle squadre di calcio  - a tutti i livelli, dalla Scuola calcio alle prime squadre -  per ragguagliarli sul ruolo del portiere, sulla metodologia di allenamento ed altri aspetti principali. A mio avviso aumentando la conoscenza da parte dei mister, l’intero calcio dilettantistico ne trarrebbe beneficio, i primi noi, finalmente considerati meno intrattenitori e più allenatori.
Ma si sa, ogni staff tecnico è formato da persone ed è il valore di queste che lo nobilita o meno, mai il contrario.

Intervista realizzata da parte dell'area APPORT di riferimento per gli allenatori dei portieri

APPORT - Associazione Italiana Preparatori Portieri di Calcio
Via G.Frescobaldi n.5 - 06012 Citta' di Castello (Perugia)
fax: 0756309850 - email: info@apport.it

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